IdrografiaI principali corsi d’acqua presenti nella regione sono costituiti dal fiume Volturno, tra i rilievi della Mainarde e quelli del Matese, il fiume Trigno, il Fortore e il Biferno, che scorrono tutti nella fascia montuosa centrale della regione e sono corsi d’acqua a carattere prevalentemente torrentizio, ed infine il fiume Sangro. Il più importante per volume di acque erogate ed estensione delle superfici irrigue servite è il Biferno, seguito dal Volturno che alimenta il comprensorio irriguo della Piana di Venafro. Sono presenti tre grandi bacini artificiali, di cui due interamente regionali (Liscione e Castel S.Vincenzo) ed uno (Occhito) ricadente anche nella Regione Puglia. Sono in fase di ultimazione altri due invasi artificiali: la Diga di Chiauci (IS) e quella di Arcichiaro (Comune di Guardiaregia (CB), le cui acque si prevede verranno utilizzate prevalentemente per scopi irrigui ed eventualmente per la produzione di energia elettrica. Attualmente, le acque dell’invaso di Castel S. Vincenzo sono utilizzate per la produzione di energia, mentre quelle dell’invaso di Occhito unicamente per scopi irrigui.Da alcuni dati raccolti emerge che la qualità delle acque superficiali è sostanzialmente buona, ad eccezione di alcuni tratti fluviali i cui parametri negativi risultano superiori alla norma. Si riscontra una maggiore frequenza della contaminazione microbiologica rispetto alla contaminazione chimica, tanto che quest’ultima può essere ritenuta percentualmente bassa. Il quadro microbiologico di non conformità, collegato quasi sempre ai coliformi totali, streptococchi totali e fecali, si trova nella provincia di Isernia, essendo in quest’ultima più diffusa la presenza di piccole reti locali, gestite dalle Amministrazioni Comunali, per le quali le carenze strutturali sono più marcate.La contaminazione chimica riguarda invece, più spesso, la presenza di composti dell’azoto, quali l’azoto nitroso e nitrico. Piuttosto insolita è, invece, la presenza “fuori tabella” di metalli (in qualche caso ferro e manganese); si è esclusa, fino ad ora quella di residui di pesticidi tra i principi attivi comunemente ricercati.Una particolare attenzione va posta al bacino idrico del Biferno, che rappresenta il più importante corso d'acqua del Molise e l'adduttore principale dell'invaso artificiale del Liscione, dove di recente si sono manifestati chiari segni di uno stato eutrofico, con abnorme proliferazione algale che sta richiedendo interventi immediati rivolti a salvaguardare una risorsa idrica di vitale importanza per gli usi potabili, industriali ed irrigui cui è destinata. Lo scadimento di alcuni tratti della qualità delle acque dipende da sversamenti di natura soprattutto civile, non sufficientemente depurati.Attualmente in Regione risultano 194 impianti di depurazione di cui 149 funzionanti e 45 non funzionanti; 22 risultano essere ancora in costruzione. Tutti sono dimensionati in rapporto al carico da trattare e, in molti casi, essi risultano sovradimensionati, determinando spesso notevoli costi di gestione, che gravano sulle Amministrazioni Locali. I principali fattori di pressione ambientale sullo stato qualitativo delle risorse idriche sono rinvenibili anche nelle attività del settore agricolo e zootecnico. Assetto idrogeologicoLa costituzione geopedologica regionale, insieme all’estrazione di ghiaia dagli alvei dei fiumi, all’artificializzazione ed al disboscamento delle sponde fluviali e dei versanti, all’occupazione agricola ed insediativa delle aree golenali, determinano una considerevole situazione di dissesto idrogeologico. I movimenti franosi ed erosivi sono responsabili dell’assetto morfologico della regione dal massiccio del Matese al Basso Molise; i comuni costieri, ad eccezione dei dissesti per frana, presentano fenomeni di erosione costiera. In questo quadro di emergenza idrogeologica, l’opera svolta sino ad ora dagli Enti pubblici preposti alla difesa e conservazione del suolo si è concretizzata nell’arginare i danni prodotti dai dissesti e solo raramente nel prevenire razionalmente le cause di questi. Movimenti franosi ed erosiviDell’intero territorio regionale, il 30.5% è a rischio frana, il 69.5% a pericolosità nulla.Il fattore maggiormente responsabile dell’instabilità dei versanti è caratterizzato dalla natura litologica dei terreni. Gran parte del Molise è costituito da argille. E’ stato calcolato che queste coprono una superficie di 3.560 Kmq sui 4.618 dell’intero territorio regionale. Tra queste, le Argille Varicolori (o Argille Scagliose, Argille Variegate, Complesso Sicilide, Complesso caotico, etc.), che affiorano estesamente al di sotto dei flysh in una vasta area del Molise, risalgono al Cretacico-Oligocene e presentano un assetto giaciturale molto caotico e disordinato. Si suddividono in due tipi, uno costituito prevalentemente da argille di colore grigio-azzurro (si può notare ad esempio nei pressi di Castelbottaccio e Lucito) ed un altro caratterizzato da una forte componente calcarea (si riscontra ad esempio a ridosso degli abitati di Oratino, Castropignano e Campobasso). Altri fattori determinanti i fenomeni franosi sono l’evoluzione neotettonica, le condizioni climatiche, l’azione dell’acqua cadente e dilavante, la forte acclività della parte bassa di alcuni versanti, la sismicità, le continue modificazioni della rete drenante e delle pendenze d’asta (deviazioni, approfondimenti, riempimenti e svuotamenti del fondovalle), il disboscamento intenso, l’abbandono generalizzato dei terreni coltivati. Le frane si suddividono nelle seguenti tipologie: a) crolli; b) ribaltamenti; c) scivolamenti rotazionali; d) scivolamenti traslativi; e) colate in terra; f) debris flow; g) DPGV (Deformazione Gravitativa Profonda di Versante); h) soliflussi. Nel territorio regionale le tipologie franose che si manifestano con maggiore frequenza sono gli scivolamenti rotazionali, le colate in terra ed i soliflussi; le altre tipologie, di intensità minore e diverse nelle due province, dipendono strettamente dalle caratteristiche geolitologiche dei territori. IdrogeologiaLa condizione idrogeologica di un territorio è strettamente legata alla litologia. Sulla base delle unità litologiche sopra descritte è possibile distinguere i complessi idrogeologici principali della regione in: complessi calcarei, a cui sono associate le sorgenti più importanti; complessi calcareo-marnosi; complessi marnoso-argillosi, completamente impermeabili che, posti a contatto con i complessi calcarei, permettono la formazione di sorgenti e la nascita di fiumi. Nell’intera regione i complessi calcarei maggiori sono rappresentati dal Massiccio del Matese e dal Monte Rocchetta.Il Massiccio del Matese è sede di un imponente acquifero sotterraneo: la sua enorme massa calcarea assorbe gli afflussi meteorici, piovosi e nevosi, grazie alla sua rapida dissoluzione carsica e, nelle zone di contatto calcare-flysh, dà luogo a numerose manifestazioni sorgentizie. Le sorgenti principali sono situate nei dintorni di Bojano e individuate nei gruppi della Maiella – S. Maria dei Rivoli e delle Pietrecadute. Un altro importante gruppo sorgivo è rappresentato da quello di S. Maria del Molise, nella parte a Nord-Ovest del bacino del Fiume Biferno, che alimenta il Torrente Rio, il quale attraversa tutta la Piana di Bojano e poi si immette nel Biferno. Un altro acquifero imponente è rappresentato dal M. Rocchetta, sul cui versante orientale è ubicata la sorgente di Capo Volturno. Altre sorgenti importanti sono quelle di S. Nazzaro, presso Monteroduni e di S. Anastasio nel Comune di Carpinone. SuoloSui terreni impermeabili di una vasta parte della regione l’attività pedogenetica ha portato alla formazione di suoli dell’ordine dei Vertisuoli. Le argille a reticolo espandibile subiscono un rigonfiamento nei periodi umidi ed un crepacciamento durante la stagione secca, come si osserva facilmente dalla presenza di crepacciature, microrilievi, etc.; tali cicli di essiccamento-inumidimento provocano un continuo rimescolamento del suolo ed impediscono lo sviluppo di orizzonti diagnostici. I principali problemi posti dai Vertisuoli sono l’asfissia radicale durante la stagione umida e la scarsa disponibilità idrica fino a profondità elevate durante il periodo estivo. Sui rilievi calcarei dell’Appennino prevalgono i Mollisuoli. Si tratta di suoli profondi e ricchi che evolvono dal substrato calcareo e possiedono un elevato contenuto in sostanza organica e in elementi nutritivi nel loro orizzonte superficiale di tipo “mollico”. Essi presentano, inoltre, una sufficiente riserva idrica ed una buona disponibilità di ossigeno per le radici delle piante, rendendo i suoli molto fertili. Lungo la fascia costiera, i suoli risentono delle condizioni climatiche e delle caratteristiche litogeostrutturali, per cui oltre a Vertisuoli e Mollisuoli presentano una larga diffusione Inceptisuoli ed Entisuoli. Gli Inceptisuoli sono suoli “immaturi” tipici dei primi stadi dell’evoluzione pedologica che, tuttavia, presentano fenomeni di alterazione del materiale originario tali da distinguerli dagli Entisuoli, nei quali l’orizzonte superficiale poggia direttamente sul substrato pedogenetico. In generale si può dire che l’attività antropica, che qui si esplica attraverso un’agricoltura di tipo intensivo e la presenza di estesi vigneti, ha disturbato la normale evoluzione pedogenetica della zona. Nella piana di Venafro i Vertisuoli sono scarsamente presenti e si trovano in aree limitate; i Mollisuoli si sono sviluppati prevalentemente sui rilievi calcarei intorno alla piana, gli Inceptisuoli si ritrovano nelle aree pianeggianti o in aree lievemente depresse, gli Entisuoli si ritrovano lungo il Fiume Volturno, con caratteri diversi a seconda dell’ambiente e del tipo di sedimentazione. A queste tipologie pedologiche si aggiungono gli Alfisuoli, suoli in genere antichi e profondi con orizzonti argillici ben sviluppati. Il più recente inquadramento pedologico della regione è rappresentato dalla Carta dei Suoli della Regione Molise (1:50000) del 1994, frutto di una collaborazione fra l’Assessorato Agricoltura e Foreste e l’Università degli Studi del Molise. | ALFISUOLI | Suoli ad orizzonte argillico e ad alterazione ridotta(suffisso formativo del nome -ALF) | | ARIDISUOLI | Suoli di clima arido (el. Form. -ID) | | ENTISUOLI | Suoli assai debolmente sviluppati, privi di orizzonti diagnostici definiti (-ENT) | | HISTOSUOLI | Suoli idromorfi organici (-IST) | | INCEPTISUOLI | Suoli poco evoluti, con un orizzonte diagnostico in formazione (-EPT) | | MOLLISUOLI | Suoli ad orizzonte “mollico” (-OLL) | | OXISUOLI | Suoli ad orizzonte “oxico” (-OX) | | SPODOSUOLI | Suoli ad orizzonte “sodico” (-OD) | | ULTISUOLI | Suoli ad orizzonte argillico, alterazione spinta, con temperatura media annua del suolo di oltre 8°C, saturazione in basi minore del 35% a 180 cm dalla superficie (-URT) | | VERTISUOLI | Suoli ad argille gonfianti, aventi oltre il 30% di argilla ad 1 m di profondità (ERT) |
I dieci ordini della classificazione americana dei suoli (Soil taxonomy, elaborata dall’U.S.D.A., Soil Cons. Service, 1975). Uso e copertura del suoloIl territorio della Regione Molise è caratterizzato da una copertura del suolo relativamente mosaicata ed ovviamente correlata alla morfologia regionale. Il tessuto urbano continuo e discontinuo e le aree industriali e commerciali di un certo rilievo sono concentrate negli agglomerati di Termoli, Campobasso, Isernia e Venafro.
I seminativi, in gran parte irrigui, e le colture legnose dominano la fascia costiera e collinare adriatica mentre nelle piane alluvionali di Boiano e Venafro e nei medi bacini del Trigno, Biferno e Fortore il paesaggio è contrassegnato da zone agricole eterogenee, dove, in molti casi è evidente l’abbandono dei terreni con mosaici di vegetazione naturale di neoformazione. La vegetazione seminaturale e forestale copre gran parte del Massiccio del Matese, delle Mainarde e la macroarea del flysch di Agnone (Alto Molise) ed è in fase di graduale espansione in aree marginali agricole. In molti casi, ad eccezione delle praterie di alta quota, le formazioni erbacee naturali sub- montane sono in fase di contrazione a causa dell’abbandono delle pratiche silvo-pastorali e dell’avanzamento degli arbusteti e dei boschi di neoformazione. FitoclimaIl clima, definito come “insieme delle condizioni atmosferiche caratterizzate dagli stadi ed evoluzioni del tempo in una determinata area” è uno dei fattori ecologici più importanti nel determinare le componenti biotiche degli ecosistemi sia naturali che antropici, poiché agisce sulle caratteristiche chimico-fisiche dei suoli, sulla disponibilità idrica dei terreni, sulla vita di piante ed animali. Il piano forestale regionale, attraverso rilevamenti e studi, ha individuato quelle che solo le aree della regione ben definite dal punto di vista fitoclimatico.
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